la storia del campo: l'inizio

A seguito delle leggi razziali tedesche (1933), molti Ebrei che risiedevano in Germania e nei paesi sotto il controllo nazista decisero di emigrare verso il Nord e Sud America e in altre nazioni europee ritenute più sicure. Gli Ebrei che non avevano i mezzi economici per una emigrazione più lontana considerarono l’Italia come un “rifugio precario” verso cui dirigersi.

Al momento della promulgazione delle leggi razziali italiane (1938) i circa 10 mila Ebrei stranieri presenti nel nostro territorio nazionale ebbero l’ingiunzione di lasciare l’Italia. Gran parte di loro riuscì a lasciare il nostro Paese, ma poco più di 3000 Ebrei stranieri si trovò in Italia quando nel maggio 1940 fu dato l’ordine di arresto.

Molte di queste persone furono portate a Ferramonti. A loro si aggiunsero presto altri Ebrei europei in fuga dal nazismo e arrivati nei territori sotto il controllo italiano (specie dalla Yugoslavia, Grecia, Albania e nord Africa). Accanto al predominante gruppo di Ebrei stranieri, a Ferramonti arrivarono anche dei gruppi di persone di religione non ebraica, ma di nazionalità nemica all’Italia: Greci, Slavi (fra cui alcuni cattolici) e Cinesi.

Ferramonti a quel tempo

Ferramonti era una contrada paludosa e malarica del comune di Tarsia (provincia di Cosenza) sottoposta nella seconda metà degli anni ’30 ad opere di bonifica da parte della ditta Eugenio Parrini di Roma, un faccendiere molto vicino al regime fascista.

Dovendo il governo fascista costruire dei campi di internamento per questi Ebrei stranieri e per tutti i cittadini di paesi nemici rimasti in Italia, Parrini fece in modo che la scelta della loro collocazione ricadesse nei suoi cantieri di bonifica in modo da utilizzare le strutture già presenti e ottenere il monopolio nello spaccio alimentare.

Nacquero così i campi di Pisticci (MT), riservato sopratutto a oppositori politici italiani, e il campo di Ferramonti di Tarsia (CS), destinato ad Ebrei e cittadini stranieri nemici.

Conseguentemente, il 4 giugno 1940, Eugenio Parrini si reca al Comune di Tarsia per reclamare un appezzamento di terreno demaniale attiguo al suo cantiere di bonifica di Ferramonti in modo da iniziare la costruzione del campo. Il Campo di Ferramonti di Tarsia fu l’unico esempio di un vero campo di concentramento costruito dal governo fascista a seguito delle leggi razziali e rappresenta storicamente il più grande campo di internamento italiano. A partire dal giugno 1940 vi transitarono circa 3000 internati. Il Campo si estendeva su un’area di 16 ettari ed era composto da 92 baracche di varia dimensione, molte delle quali con la classica forma ad “U” e forniti di cucina, latrine e lavabi comuni.

I comandanti del Campo

Dal giugno 1940 la direzione del Campo fu affidata al Commissario di Pubblica Sicurezza Paolo Salvatore. Il Direttore era affiancato da un Maresciallo e da 10 agenti di P.S. Accanto a questi, vi era un reparto di camicie nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) reclutate dai paesi limitrofi. Dal gennaio 1943 Salvatore, accusato di essere troppo tollerante con gli internati, fu sostituito per poche settimane da Leopoldo Pelosio e successivamente da Mario Fraticelli, anch’essi commissari di P.S. Per tutto il periodo di attività del Campo, il Maresciallo fu sempre Gaetano Marrari.