Chanukkà - 4 dicembre 2018

La libertà di espressione universale e la Festa delle Luci

Nei giorni 2, 3, e 4 dicembre 2018 si svolgeranno gli eventi col tema cardine “La libertà di espressione universale e la Festa delle Luci”, il rituale antichissimo di accensione delle Luci del Candelabro ebraico a nove t.; per l’occasione celebra il rabbino Maggiore Rav. Umberto Piperno.

La Festa biblicamente trova riscontro nel libro dei Maccabei ed ha un significato anche laico, ovvero quello di manifestare pubblicamente la Libertà dell’uomo di professare i propri valori contro ogni sopruso dell’uomo sull’uomo.

La prima luce che darà avvio alle iniziative in occasione della “Festa delle Luci” per l’anno 2018 in Calabria sarà accesa sulla memoria per la prima volta dopo cinquecento anni a Cetraro (CS) alla presenza di Roque Pugliese, Consigliere per la Comunità Ebraica di Napoli e referente per la Regione Calabria. Nella serata del 3 dicembre 2018 presso i locali di Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria, si compirà un’accensione pubblica alla presenza delle autorità religiose e istituzionali, dove la Cittadinanza tutta è invitata a partecipare.

Il giorno seguente, 4 dicembre, a Ferramonti di Tarsia si accenderanno i candelabri in tutte le finestre, dove erano le baracche degli internati come simbolo di riscatto e libertà del campo per l’occasione saranno presenti, anche qui, studenti delle scuole del territorio.

Da Ferramonti di Tarsia nel pomeriggio ci si sposta a Cosenza, presso le centralissime “Fontane di via Arabia”, dove dopo i saluti istituzionali da parte delle autorità civili e religiose, si procederà con la Cerimonia di Accensione dei lumi alla presenza del Rav. Umberto Piperno, che per l’occasione celebrerà.

NOTE SULLA TRADIZIONE E SULLA STORIA

La Festa delle Luci o Chanukkà è stata festeggiata per secoli in Calabria dalle comunità Ebraiche sino al 1500, epoca dell’Inquisizione Spagnola che li costrinse ad andar via.
La Chanukkà si celebra negli otto giorni dal 25 Kislev al 2 o al 3 Tevet (il giorno ebraico comincia al tramonto) secondo il calendario lunare ebraico. Quest’anno, quindi, sarà acceso il Candelabro dalla sera del giorno di domenica 2 dicembre 2018 fino alla sera del giorno di lunedì 10 dicembre 2018. La durata di questa Festa che si svolge in otto giorni è spiegata così nel Talmud: quando gli ebrei riconquistarono Gerusalemme dall’oppressione Greca che li costrinse al politeismo, cercarono le ampolle sacerdotali dell’olio puro per alimentare il candelabro del Tempio di Salomone, forgiato da Mosè nel deserto su indicazione di Dio, ne trovarono però solo un’ampolla, sufficiente appena per un giorno. Tuttavia, per un miracolo, quella piccola scorta d’olio bastò per otto giorni, tempo sufficiente per prepararne altro olio. A questa storia è legato il simbolo della Festa delle Luci, durante la quale si accende lo speciale candelabro a otto bracci più lo “shammash”, che reca il lume con cui si accendono gli altri, chiamato: chanukkià. Le luci vengono accese ogni sera, cosicché solo all’ottavo giorno ardono tutte insieme. La chanukkià deve essere accesa in casa, ma in modo tale che il suo chiarore sia visibile dall’esterno e la luce possa illuminare tutti gli uomini, senza distinzione di nazionalità o di religione. Per esprimere ancora meglio questa simbologia, da molti anni è tradizione che uno o più di questi candelabri siano accesi in piazze e luoghi pubblici di molte città.
L’accensione è simbolo di riparazione, ma anche di salvaguardia della dignità e della libertà di tutti gli uomini, sia da un punto di vista religioso sia da quello civile.

L’auspicio è che la Festa delle Luci possa illuminare i cuori e le coscienze della nostra terra contro ogni forma di sopraffazione dell’uomo contro altri uomini.

BREVI NOTE SULLA STORIA DEGLI EBREI DI CALABRIA

Secondo quello che è solo un mito, ma attesta l’antica frequentazione ebraica della Calabria, Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé.

Quasi certamente, in realtà, i primi ebrei si stabilirono nella nostra regione probabilmente dopo il 70 e.v., a seguito della distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, e vi furono presenti con continuità per quasi 1500 anni.

All’Epoca Imperiale appartiene una tabella sinagogale rinvenuta a Reggio, nonché altri reperti archeologici, la sinagoga del IV secolo e.v. di Bova Marina (RC), ricca di mosaici, la più antica in Occidente dopo di quella di Ostia Antica, testimone di una fiorente comunità.
La “Lucerna ebraica” di Leucopetra, l’attuale Lazzaro di Motta San Giovanni (RC) è un’altra testimonianza archeologica importante sulle “luci ebraiche”.

Altri reperti sono conservati nei Poli Museali di Vibo Valentia e Reggio Calabria.
Da quest’epoca, per tutto il Medioevo e fino all’Età Aragonese la presenza di comunità ebraiche aumentò, e molti ebrei si stabilirono in Calabria, infatti, vi furono circa 200 comunità, alcune grandi alcune minuscole, provenienti dalla penisola Iberica, dalla Grecia, dall’Europa del Nord, oltre che dalla Sicilia e da altre regioni d’Italia.

Pur attraverso alterne vicende di amicizia e di ostilità e di tentativi di conversione, erano parte integrante della popolazione calabrese, presenti in tutti i settori economici e sociali, fonti archivistiche ci danno notizie che erano: pastori e/o medici, agricoltori e/o commercianti, scribi e/o banchieri, artigiani e/o rabbini.

A Rossano operò intorno all’anno 1000 Shabbetay Donnolo, celebre medico e filosofo; a Reggio Calabria fu stampato nel 1475 il commento di Rashialla Torah, prima opera in ebraico con indicazione di data; calabresi furono i genitori del grande kabbalista Chayim Vital, noto come ha – Qalavrezì, il Calabrese.

Nel 1511, sotto il dominio spagnolo, gli ebrei furono espulsi una prima volta, tornando poi per pochi anni, richiamati dagli abitanti oppressi dai banchieri stranieri, per essere definitivamente banditi nel 1541, un evento, questo, che contribuì alla decadenza economica della Calabria, in particolare nel settore legato al commercio e alla lavorazione con tintura della seta, forse la maggiore ricchezza della regione.

Dispersi in Italia, nell’Oriente Ottomano e in Israele, mantennero memoria della loro origine, e ancora fino agli inizi del secolo scorso a Salonicco, in Grecia, alcune sinagoghe portavano il nome di Calabria.

In realtà, ancora secoli dopo l’espulsione e fino ad oggi, ci sono testimonianze della loro presenza nascosta come marrani o, più propriamente, anusim, coloro che sono stati forzati, costretti alla conversione.
Ritornarono temporaneamente, negli anni della II Guerra Mondiale, nella triste circostanza dell’internamento a Ferramonti di Tarsia, dove stabilirono rapporti di amicizia e reciproco aiuto con la popolazione.

Oggi, d’estate la “Riviera dei Cedri”, in provincia di Cosenza, si riempie di rabbini che vengono da ogni dove a raccogliere i frutti per la celebrazione di “Sukkot”, l’importante festa ebraica conosciuta anche come “Festa delle Capanne”; questi frutti sono i cedri, ritenuti i migliori del mondo e noti tra gli ebrei fin dall’antichità.